Inquinamento atmosferico. L'impatto dell'industria

In questo articolo approfondiremo alcuni tra gli inquinanti più pericolosi in atmosfera e in quale misura il settore industriale contribuisce alla loro emissione. Contrariamente al senso comune, negli ultimi trent’anni sono stati fatti dei notevoli passi in avanti nella riduzione delle emissioni in questo comparto, mentre ad esempio nello stesso periodo si sono verificati degli incrementi in altri settori, come quello del riscaldamento residenziale.

SOx

Quando ci riferiamo all’SOx intendiamo gli ossidi di zolfo maggiormente presenti in atmosfera che sono l’anidride solforosa (SO2) e l’anidride solforica (SO3). L’SO2 è tra gli inquinanti atmosferici più aggressivi e pericolosi. La sorgente primaria di produzione di questo composto è la combustione di carbone, petrolio e gasolio. L’ossidazione dell’SO2 genera l’SO3, il quale reagendo con l’acqua produce acido solforico, che è il principale responsabile delle piogge acide.

Come riportato nel rapporto Ispra 2020, Italian Emission Inventory 1990-2018, l’Italia ha già raggiunto gli obiettivi di riduzione del SOx posti per il 2030. Il maggior apporto a questa riduzione è stato proprio dal settore industriale con diminuzioni da tutti i comparti, dalla produzione di energia all’industria chimica. Parliamo di un decremento superiore al 90%. Quali sono le cause? Tra i fattori principali vanno annoverati l’adozione del gas naturale al posto del carbone e altri combustibili fossili, la diminuzione della percentuale di zolfo presente nei combustibili, leggi più stringenti nella regolamentazione delle emissioni.

inquinamento atmosferico: piogge acide

NOx

Veniamo ora all’NOx, termine con il quale ci si riferisce essenzialmente al monossido e biossido di azoto (NO e NO2). Questi ossidi hanno sia origini naturali, come nelle eruzioni vulcaniche, sia antropiche, in quei processi dove avvengono combustioni ad alte temperature, come ad esempio nei motori dei veicoli o in genere in impianti di combustione di tipo industriale. NO e NO2 sono entrambi tossici per l’ambiente e per la salute, ma il più pericoloso è certamente l’NO2. Questo infatti è tra le basi per la produzione di inquinanti secondari quali l’ozono o l’acido nitrico. Inoltre contribuisce per circa un terzo alla formazione di piogge acide.

I due settori che maggiormente contribuiscono alle emissioni di NOx sono trasporti e industria, ma come stanno le cose dal 1990 ad oggi.

Il rapporto Ispra parla di un calo marcato, -68%, dal 1990 al 2018, e i due settori trainanti la riduzione sono stati proprio quello dei trasporti e quello industriale. Nel dettaglio abbiamo una riduzione del 91% nel settore dell’energia e del 77% nei processi industriali.

Come nel caso dell’SOx, l’introduzione, a partire dal 1988, di normative per regolamentare le emissioni degli impianti, regole che si sono fatte via via più stringenti, hanno dato il maggior impulso alla riduzione delle emissioni. A questo si sono affiancanti l’uso del gas naturale al posto di combustibili fossili, l’adozione di fonti di energia rinnovabili ed un maggior risparmio energetico.

PM10 e PM2,5

PM10 è una sigla che sta per Particulate Matter ≤ 10 µm (naturalmente lo stesso vale per il PM2,5 cambia solo il diametro). Quello che viene indicato quindi è del materiale particolato di dimensioni piccolissime che è disperso nella bassa atmosfera. La composizione di questo inquinante è sia naturale, eruzioni vulcaniche, pollini, incendi, etc., sia artificiale, derivanti dall’uso di combustibili fossili, ed è questo ovviamente a destare la maggior preoccupazione.

La dipendenza della nostra economia da questo tipo di fonte di energia è ancora preponderante, tuttavia negli ultimi anni si sono fatti notevoli passi in avanti e i dati esposti nel rapporto Ispra per il nostro paese sottolineano questo sforzo. Nella fattispecie il settore industriale che stiamo valutando in questo articolo ha visto un calo nelle emissioni di entrambe le forme di particolato. Vediamo assieme i dettagli.

Nel periodo 1990-2018 l’emissione di PM10 ha avuto un calo di circa il 40%. Se guardiamo i dati per settore, il calo più netto si è avuto proprio nel settore industriale con un -71% nel processi di combustione industriali, -49% in quelli produttivi e -98% nel settore energetico. Per quanto riguarda il PM2,5 le percentuali sono -67% per i processi di combustione e -97% per produzione ed energia.

inquinamento atmosferico per settore industriale

Fonte: Rapporto Ispra - Informative Inventory Report 2020 - Italian Emission Inventory 1990-2018

Questi risultati sono stati ottenuti grazie a normative più severe sulle emissioni industriali. Cosa che di riflesso ha portato il riscaldamento residenziale ad essere la principale fonte di particolato, non essendo state poste in essere in questo settore misure di controllo.

Cosa possiamo concludere

Cosa deduciamo dall’andamento delle serie di dati? La nota positiva è senz’altro la generale riduzione di emissioni per il comparto industriale, anche se nel quadro generale c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto per quanto riguarda il settore del riscaldamento residenziale/commerciale.

Nell’industria il calo delle emissioni è stato dovuto a diversi fattori concomitanti: la sostituzione di combustibili come il carbone, con ad es. il gas metano, normative e controlli più stringenti per regolamentare le emissioni, ma un contributo è venuto anche dalla delocalizzazione della produzione, e dalla crisi economica del 2008.

Affianco a questo, nel caso specifico dell’Italia, parte della riduzione è stata dovuta ad una diminuita produttività dei cementifici e di alcune aziende chimiche.

Nel complesso possiamo quindi dire che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, ma serve la consapevolezza che sulla strada della sostenibilità e della riduzione delle emissioni si può solo accelerare per arrivare a quella carbon neutrality che oramai è l’obiettivo che ci si sta prefissando a livello mondiale.